Castelrotto: la fondazione

Il Knedelgrup nasce in maniera spontanea nell' estate del 2004 in quel di Castelrotto, ridente paesino dell'Alto Adige ai piedi della famosa Punta Santer. Eravamo andati a trascorrere una vacanza in montagna e dopo aver gustato alla sagra paesana i mitici knedel, Nico ha coniato il nome del gruppo che si è sempre distinto per avere al suo interno dei validi bongustai.

Il Knedelgrup, formazione 2008

Il Knedelgrup, formazione 2008

domenica 28 marzo 2010

domenica 14 marzo 2010

Lokev in Selva di Tarnova, (SLOVENIA), 13 marzo 2010

Il 13 marzo la giornata si presenta splendida per una ciaspolada in Slovenia.
Nico, Sonia, Daniela e Dario, in rappresentanza di un Knedelgrup assonnato, partono alle 8:30 per raggiungere Max a Gorizia alle 9:30, sul confine. Alle 10:50 siamo a Lokev, pronti ad indossare le nostre TSL.

Da qui puntiamo al Monte Golak.
La riserva naturale Golaki e Smrekova si estende nella parte più alta della Selva di Tarnova.
Il territorio è formato da rocce carbonifere e nelle rocce calcaree è possibile rinvenire reperti fossili di conchiglie e foraminiferi.

Le cime del Golaki (1480) e del Mali Golak (1495) sono le più alte della zona occidentale del Carso superiore e questa è una rarità per le Alpi Dinariche slovene. Le loro pendici sono ricoperte dalla mugheta e da prati con flora alpina.
I boschi di faggio assumono in certi casi una conformazione simile a quella di una foresta vergine, contribuendo a rendere particolarmente suggestiva e selvaggia l'area. Per questi stessi motivi la fauna a rischio di estinzione, come il Gallo cedrone, trova qui riparo e protezione.
La Riserva è protetta dal decreto sulla tutela dei monumenti storico-culturali e delle attrattive naturalistiche nel comune di Ajdovščina e gran parte del territorio è protetto come riserva forestale dal 1981.
Nelle immagini a lato si vedono i preparativi per la partenza e il manto nevoso già aperto da due sciatori di fondo.
Facciamo attenzione a non rovinare la pista degli sciatori, che incontreremo sul ritorno intenti a scivolare nelle precarie canalette.
Il bosco che ci circonda è una fustaia di abeti rossi frammisti a faggi che, in parte, conservano le foglie secche sul ramo.

I tronchi slanciati e diritti indicano che l'albero è costretto ad estendersi verso il cielo per raggiungere un po' di luce; la competizione fra le piante si esplica con l'allungamento del fusto.

Dopo mezz'ora le tracce lasciate da altri escursionisti con le ciaspe scompaiono e le sole ad accompagnarci rimangono quelle degli animali e degli sciatori. Durante gli ultimi giorni è nevicato, cosicché siamo certi che le impronte sono fresche.

Gli animali lasciano molte tracce al loro passaggio: fatte, scortecciamenti, resti di cibo... ma sicuramente le più visibili sulla neve sono le impronte.
Ci sono animali che appoggiano tutta la pianta del piede, come l'orso e il tasso mentre altri appoggiano solo le dita ed hanno dei cuscinetti plantari. Le foto che abbiamo scattato si riferiscono alla prima tipologia in quanto sono visibili 5 segni delle dita.
Altri animali hanno specializzato il loro piede ad appoggiare solo il terzo e quarto dito mentre i residui del secondo e del quinto dito costituiscono delle protuberanze dette speroni.
Per determinare il proprietario delle tracce che abbiamo fotografato bisogna fare alcune osservazioni: la dimensione delle tracce è di circa 5 cm ma nella prima immagine sembrerebbe che il piede sia più grande (8-9 cm, impronta sotto alla moneta di 20 cent). Osservando bene anche le altre impronte si comprende che in realtà questa ipotetica traccia oblunga è costituita da due impronte poste quasi una sull'altra.
Questo è un indice molto importante che ci fa capire, oltre alle reali dimensioni del piede, che l'animale si sposta appoggiando la zampa posteriore sull'impronta lasciata da quella anteriore; oltre a ciò è importante notare che l'animale si muove a balzelli con uno spazio tra un salto e l'altro di circa 30 cm. Infine è molto importante notare che l'animale incide sulla neve 5 segni delle unghie.
Queste considerazioni ci fanno eliminare l'ipotesi della volpe (4 dita con unghie), dell'ermellino (impronte simili ma ben più piccole), della lince (mancano i segni delle unghie e le dita sono 4). Con tutta probabilità le impronte da noi osservate sono della martora o della faina. Entrambi questi mustelidi, molto simili per forma, dimensione e manto (la martora ha una macchia pettorale giallastra e non bianca e non ha la linea centrale scura), si spostano con l'andatura tipica dei mustelidi, con salti abbastanza lunghi, poggiando le zampe posteriori sulle impronte delle anteriori e lasciando così dietro di sé impronte doppie vicine ed accostate, come quelle della seconda foto.
Volendo proprio sbilanciarci, potremmo dire che le foto si riferiscono alla martora perché questa, rispetto alla faina, evita i luoghi frequentati dall'uomo e predilige vaste superfici boschive soprattutto di conifere.

Dopo un'ora e mezza di camminata arriviamo ad un incrocio con una strada che scende dal monte, a sinistra. Nella foto qui sotto si vede Gala che è andata a perlustrare il sentiero che vienedal Passo dei Turchi.

Imbocchiamo la strada a destra, che piega verso Sud; percorsi 10 minuti di strada (teniamo presente che siamo sulla neve) raggiungiamo il primo vero punto panoramico, con vista sulla vallata verso Ovest (foto sottostante).

La stanchezza comincia un po' a farsi sentire, ma la splendida giornata soleggiata ci induce a proseguire con entusiasmo. Ancora qualche tratto aperto ricco di cumuli di neve che sono una manna per Gala, intenta ad annusare ogni traccia lasciata dai numerosi animali.


La strada entra ora nuovamente nella meravigliosa faggeta. Lo sguardo verso l'alto rimane incantato dallo spettacolo delle nuvole bianche a contrastare il blu intenso del cielo.
Si raggiunge il bivio-piazzale da cui parte, a sinistra, il sentiero che si inerpica verso il rifugio Iztokova koca e la cima del Mali Golak.


Il rifugio è posto a 1265 metri di quota e ci abbiamo messo due ore e mezza per raggiungerlo, con calma e senza tanta fatica.


Fortunatamente il rifugio è aperto i fine settimana e durante la stagione estiva, cosicché possiamo godere della buonissima minestra di orzo e di un piatto di carne con le rape, naturalmente accompagnati dalla birra.

All'esterno del rifugio un simpatico alberello sostiene le frecce con le indicazioni per Predmeja, Caven, Ledena Jama e Mali Golak.


Mentre Dario e Max partono per "conquistare la vetta", gli altri del Knedelgrup rimangono ad assaggiare anche lo strudel.

La pendenza per raggiungere la cima, a 1495 m, è impegnativa e richiede poco meno di un'ora di fatica.
Lungo il ritorno abbiamo l'ultima piacevole sorpresa.

Appena svoltata una curva, il Knedelgrup dimostra il suo spirito di squadra. Le foto che seguono ritraggono una splendida volpe maschio e le immagini sono il frutto della collaborazione di Nico, il primo ad osservare il canide, Max che con prontezza passa la borsa a Dario, che estrae la macchina fotografica dalla borsa e la passa a Daniela, mentre Sonia abbassa il finestrino. I pochi secondi sono sufficienti alla volpe per allontanarsi un po', quanto basta per sentirsi sicura così da marcare il territorio ad un centinaio di metri da noi.

Macchina usata: Canon D7; obiettivo Canon 70-300. Tempo: 1/320. ISO 200; distanza focale 300 mm; apertura f/6.3.



giovedì 11 marzo 2010

Rifugi del Friuli Venezia Giulia

Aggiornato l'elenco dei principali rifugi in Friuli Venezia Giulia, divisi per provincia.

Si possono reperire i recapiti telefonici e alcune informazioni che potrebbero risultare utili agli escursionisti.

PROVINCIA DI TRIESTE

  • Rif. Premuda, tel. +39 040 228147, è uno dei più bassi d'Italia a 81 metri s.l.m., sede della Scuola nazionale di alpinismo "Emilio Comici".

PROVINCIA DI GORIZIA

  • Rif. Pelizzo Guglielmo, tel. +39 0432 714041, il rifugio sorge a circa 300 m dalla vetta del monte Matajur. E' punto di partenza per gli appassionati di deltaplano e parapendio.

PROVINCIA DI UDINE

  • Rif. Casera Cason di Lanza, tel. +39 0428 90928, raggiungibile da Paularo o da Pontebba. Possibili ascensioni alla Creta di Aip e al monte Zermula per la via ferrata.
  • Rif. Casera Pal Grande di Sopra, tel./ , posti letto 20,wc. Accesso dalla statale che conduce al Passo di Monte Croce Carnico.
  • Rif. Casera Pramosio tel.+39 0433 775757, posti letto 20. Ascensioni alla Creta di Timau e alla palestra di roccia del lago di Avostanis.
  • Rif. Casera Pramosio Alta, tel./ posti letto 10. Escursioni come sopra.
  • Rif. forestale Chianeipade, tel./ sempre aperto ed incustodito, non si può pernottare
  • Rif. Chiampizzulon, tel. +39 339 7926808, sorge sotto le pareti del gruppo dolomitico M. Pleros- Creta della Fuina - M. Cimon.
  • Rif. Cinque Punte, tel. / , 3 posti letto. Sempre aperto e incustodito in gestione al Corpo Forestale dello Stato.
  • Rif. Corsi, tel. +39 0428 68113, punto di partenza per vie ferrate e sentieri di guerra.
  • Rif. De Gasperi, tel. +39 0433 69069, dispone di 100 posti letto, 7 bagni e 2 docce.
  • Rif. di Brazzà, tel. +39 0433 54121, sorge in posizione panoramica sull'altipiano del Montasio. Dispone di 18 posti letto. Ascensioni al Jof di Montasio, al monte Cimone e al monte Zabus.
  • Rif. Divisione Julia, tel. +39 0433 54014, rifugio-albergo sulla strada che conduce all'altipiano del Montasio e a Cave del Predil.
  • Rif. Dom na Matajure, tel. / , posto a 1554 metri d'altitudine; 20 posti letto. Ascensione al monte Mataiur 1641 m.
  • Rif. Emblateribm, tel./, a quota 1441 m. sulle pendici del monte Pieltinis, in comune di Sauris.
  • Rif. Fabiani, tel. /, sorge nell'area protetta della "Foresta regionale Pecol di Chiaula", in zona numerose fortificazioni della Grande Guerra.
  • Rif. Flaiban Pacherini, tel. +39 0433 88555, situato nel cuore del Parco naturale delle Dolomiti Friulane, è una costruzione autonoma dal punto di vista energetico.
  • Rif. Fratelli Nogara, tel./, 9 posti letto su brandine. Base per salire al monte Mangart per la "Ferrata Italiana".
  • Rif. Giaf, tel.+39 0433 88002, situato all'interno del Parco naturale delle Dolomiti Friulane, il rifugio è raggiungibile anche dal Passo della Mauria in 2 ore di cammino.
  • Rif. Gilberti, tel. +39 0433 54015, raggiungibile da Sella Nevea in 1.45 minuti, posizionato in uno dei luoghi più freddi e nevosi della nostra Regione. Nelle vicinanze inghiottitoi, cavità sotterranee e grotte.
  • Rif. Grauzaria, tel. +39 331 8598861, ottima base di partenza per numerose escursioni sulla Creta Grauzaria e il monte Sernio.
  • Rif. Grego, tel. + 39 0428 60111, 38 posti letto, 3 bagni e 2 docce, nei dintorni sentieri di guerra e la via ferrata Amalia.
  • Rif. Lambertenghi-Romanin, tel. +39 0433 72017, situato in splendida posizione sul Passo Volaia al confine con l'Austria. Dotato di 100 posti letto, bagni e docce. Zona ricca di fossili.
  • Rif. Locanda al Convento, tel. +39 0428 63184, domina la Valcanale in quanto fa parte degli edifici attorno al Santuario del Lussari. Camere dotate di servizi e riscaldamento.
  • Rif. Losa, tel. +39 0433 86223, malga rifugio in posizione panoramica nell'alta conca di Sauris.
  • Rif. Malga Grasia, tel. +39 0433 80980, in comune di Socchieve. Dispone di 14 posti letto.
  • Rif. Marinelli, tel. +39 0433 72094, dispone di 50 posti letto, bagni e docce. Possibili escursioni al monte Coglians, alla Creta della Chianevate e dell'Alta via delle Alpi Carniche.
  • Rif. Monte Sernio, tel./, posti letto 12. Ascensioni al monte Sernio.
  • Rif. Morgante, tel./, raggiungibile dalla Casera Pramosio. E' riservato all'Azienda Regionale delle Foreste che lo può concedere in affitto su richiesta.
  • Rif. Pellarini, tel. +39 0428 60135, sorge in prossimità della splendida Carnizza di Camporosso, raggiungibile da Valbruna attraverso il sentiero CAI n. 616.
  • Rif. Tita Piaz, tel. +39 0433 86161, situato sulla strada di collegamento tra Sauris ed Ampezzo. Da base per l'ascensione al monte Tinisa e per il sentiero naturalistico "Tiziana Weiss".
  • Rif. Solarie, tel. +39 334 1203924, in comune di Drenchia. Possibili escursioni alle trincee e ai tunnel scavati nella roccia dai soldati italiani.
  • Rif. Stella Alpina, tel. +39 0433 66051 rifugio privato in val Pertie, 50 posti letto.
  • Rif. Tolazzi, tel. +39 0433 72289, escursioni verso i rifugi Lambertenghi, Marinelli e Pichl.
  • Rif. Valdajer, tel. /, dispone di 14 posti letto, docce, wc. Ascensione alla Via normale al Monte Dimon e al Monte Paularo.
    • Rif. Zacchi, tel. /, ristrutturato nel 2008, dispone di 22 posti letto, bagno e doccia. Possibili scalate al Mangart, alla Veunza e alle Ponze.

    PROVINCIA DI PORDENONE

    · Rif. Casera Ditta, tel. +39 0427 879010, rifugio privato aperto tutto l'anno. 20 posti letto in due camerate comuni ed un soppalco. Escursioni in val Mesaz, alle Cime di Pino e al Col Nudo.

    · Rif. Cason di Brica, tel. / 6 posti letto in posizione isolata. Escursioni sul gruppo del Pramaggiore.

    · Rif. Malga Polpazza, tel./, in comune di Clauzetto, a quota 1180 m. Dispone di 12-15 posti, wc

    · Rif. Maniago, tel. +39 0427 879144, sorge in val Zemola, alle pendici del monte Duranno. 20 posti letto

    · Rif. Pordenone, tel. +39 0427 87300, 65 posti letto. Escursioni all'anello del Campanile di Val Montanaia, ai rifugi Pussa, Giaf, Flaiban-Pacherini.

    · Rif. Pussa, tel. +39 0427 87050. Dispone di 28 posti letto, bagni e docce. Sorgente solforosa e palestra di roccia nelle vicinanze.

domenica 7 marzo 2010

Earth hour

La notte del 27 marzo, alle 20.30, i simboli del pianeta si spegneranno per un’ora e nello stesso momento centinaia di milioni di persone di ogni continente si uniranno nello stesso gesto per chiedere che il mondo si unisca per affrontare davvero il problema del riscaldamento globale.

Sono pronti a spegnersi la CN Tower di Toronto, il Table Mountain a Cape Town, il Gran Palace di Bangkok e il secondo edificio più alto del pianeta, il Taipei 101. Negli Stati Uniti, una delle nazioni più significative per il tema clima, si spegneranno il Golden Gate, l’Empire State Building, il Monte Rushmore e persino le luci di Las Vegas. Anche alcune delle maggiori metropoli del mondo saranno al buio per un’ora, sottolineando il proprio impegno per lo sviluppo sostenibile e incoraggiando i propri cittadini nell’adottare pratiche a basso impatto di C02.

A Londra si attenueranno le luci del London Eye, la grande ruota panoramica che campeggia lungo il Tamigi, così come il grande pannello luminoso della Coca Cola a Piccadilly Circus. Hiroshima sarà la prima città giapponese che mostrerà il proprio impegno nella lotta ai cambiamenti climatici spegnendo le luci del Peace Memorial.

Il cosiddetto gruppo C40 è formato dalle città che rappresentano almeno il 75% delle emissioni globali di CO2 impegnate nella lotta ai cambiamenti climatici è cruciale : la loro partecipazione a questa edizione dell’Ora della Terra è estremamente importante e significativa.

Anche in Italia l’Ora della Terra 2010 vedrà alcuni dei monumenti più importanti spegnersi per un’ora. Sarà anche l’occasione per promuovere le azioni concrete da parte dei cittadini.

L'emittente radiofonica RTL 102,5, inviterà gli ascoltatori a partecipare tramite spot radiofonici e promozione sul proprio sito; Animal Planet, il canale parte del gruppo Discovery Networks distribuito sulla piattaforma SKY, parteciperà attivamente all'Earth Hour 2010 trasmettendo lo spot dell’iniziativa su tutti e sei i canali del portfolio, e spegnendo le luci dei suoi uffici dalle ore 20.30 alle 21.30.

Il magazine online Ecquo da oggi dedica uno spazio quotidiano di aggiornamento sull’evento e promuove un’iniziativa speciale per i lettori, “Energia Mon Amour”, con esperti WWF e di Cremonesi Consulenze/Esco Italia a disposizione per domande su efficienza energetica, fonti rinnovabili e energia nucleare.

Noi del Knedelgrup abbiamo aderito all'iniziativa e, assieme a milioni di persone, vorremmo che si affrontassero i problemi del riscaldamento globale del nostro Pianeta.

sabato 27 febbraio 2010

Paolo, Adriano e Dario: sci alpinismo sul Lussari


Trent'anni fa si correva assieme su una pista in tartan. Oggi abbiamo sciato assieme sulle nevi che portano da Tarvisio alla cima del Lussari. 1000 metri di dislivello sotto uno splendido sole. La discesa lungo la pista del Lussari non è stata altrettanto bella e solitaria: grandi masse e cumuli di neve artificiale frammisti a lastre ghiacciate. Ma gli sci e le gambe hanno fatto la loro parte.

lunedì 22 febbraio 2010

Korada 21-02-2010



Ore 10:00 da Gianpietro per un giro in bici, presenti Mimmo, Ivan, Marino, Gianpietro ed io; meta il monte Korada (mt. 812 nella Goriška brda) tra il fiume Iudrio O e l’Isonzo E in Slovenia.

Passiamo il confine da un valico agricolo vicino il torrente “Piumizza” e cominciamo a salire verso Hum, Kojsko, Gonjace. A Vrhovlje si dirama dalla strada Dobrovo-Plave l’ultimo tratto di salita (7 km. circa) che ci porterà fino alla cima.



La giornata non è delle migliori, ma non piove ed ogni tanto spunta anche il sole. Troviamo la neve che alla fine ci obbligherà a completare la salita bicicletta alla mano.






Arriviamo al rifugio (in questo periodo aperto la domenica) e alcuni si fermano (vin brulé-jota-salsicce e polenta-strudel ecc. le pietanze che si possono scegliere, io e Gianpietro saliamo fino alla cima (5 min.) per fare delle foto.




Dalla cima della Korada c’e un’ottima vista. Verso est vediamo sopra la valle dell’Isonzo l’altopiano di Banjšice (Bainsizze), e piu in la la Selva di Tarnova (Trnovski gozd), il Porezen e il Blegoš, mentre verso sudest sono vicini il Sabotino e la Skalnica (Monte Santo), e piu in la, il Nanos; dalla parte meridionale e vicino il Collio (Goriška Brda) con i suoi caratteristici vigneti a terrazza, e poi la vista va attraverso il Carso fino all’Adriatico nel golfo di Trieste e verso Grado; a ovest si estende la pianura friulana, con, sullo sfondo le Dolomiti, coperte in parte dal Piancavallo; verso nord e vicina la montuosa Slavia Veneta, dove sul Castelmonte (Stara gora) si vede il famoso monastero, e piu a destra si vedono il Kolovrat e il Matajur, tutt’e due sul confine italo-sloveno, e molto piu in la si susseguono le cime del gruppo del Canin (Kanin) e della parte orientale delle Giulie, tra le quali svettano il Krn (Monte Nero) e il Triglav; molto vicino e il dorsale del Kanalski Kolovrat, sul quale si nota il villaggio di Lig.”

domenica 21 febbraio 2010

Arnoldstein 21 febbraio 2010

Splendida giornata per lo sci da fondo nella zona del tarvisiano. Paolo, Dario, Anna e Daniela per 4 ore "sfrecciano" sulle piste di Arnoldstein finché si decide, alle 16, di tornare a casa. Purtoppo facciamo i conti senza il consumo di carburante e rimaniamo in panne in autostrada. Fortunatamente due automobilisti molto gentili ci recuperano e ci portano fino a Tarvisio, dove i 5 litri di benzina ci garantiscono il raggiungimento dell'area di sosta vicino a Carnia.
La pista è "calda" (+3 gradi) e soleggiata, cosicché la presa non è delle migliori per Daniela che ha sciolinato per -3. Paolo e Anna (sci con le scaglie) e Dario (skating) invece hanno buon gioco (si fa per dire) della neve e guadagnano il "bombardin" al bar.

domenica 14 febbraio 2010

Garmin Connect - Dettagli attività per Val Pesarina

CIASPOLADA IN VAL PESARINA

Garmin Connect -
Dettagli attività per Val Pesarina


Domenica 14 febbraio 2010 è una giornata di cielo coperto in quasi tutta la Regione, meno che in Carnia, nostra meta.
Raggiungiamo la Val Pesarina che sono quasi le 12, perché ci piace prendercela con comodo e soprattutto perché incappiamo nello splendido bar "Fior di Farina" di Ovaro, dove i cornetti ci chiamano e la cioccolata con panna ci "scioglie".
Veniamo alle cose serie. Superati il paese di Pesariis e la frazione di Culzei, lasciamo la strada all'altezza della Capanna alpina e imbocchiamo la strada forestale (segnavia 204) verso il torrente Ongara.
La casera Malins è data a due ore e 20, quindi sappiamo già che sarà dura arrivarci.
La vecchia carta Tabacco non segna esattamente il sentiero e il GPS di Max non ha le carte corrette. Così ci affidiamo al buon vecchio intuito, costeggiamo il torrente sulla sinistra orografica, scendendo in direzione Est.
Dopo circa mezz'ora raggiungiamo il primo guado (FOTO SOTTO A SINISTRA) e finalmente si comincia a salire. Siamo a quota 1060 m.
Percorriamo ora il tratto sud-orientale del rilievo denominato Costa di Rioda che accompagna il torrente Rio di Malins.




Seguendo questo sentiero, sulla sinistra abbiamo una indicazione per la casera Vinadiutta.
La neve è soffice, il rischio valanghe è a livello 3 e per questo decidiamo di non abbandonare mai il sentiero e rimanere protetti nel bosco. Gala, la nostra mascotte, viene mandata in avanscoperta e corre il triplo di noi seguendo con l'olfatto (e anche, spesso, con il corpo) le tracce dei caprioli e delle lepri che sono passate dopo l'ultima nevicata.


Con un certo impegno continuiamo a seguire la traccia generosamente scavata da due escursionisti che ci hanno preceduti: si arriva al ginocchio ma le nostre TSL si dimostrano all'altezza. Anche Flavio, che indossa un vecchio paio di ciaspole di legno, riesce ad avanzare con tranquillità, concedendosi di tanto in tanto un meritato riposo.

Dopo aver guadato nuovamente il torrente Malins portandoci sulla sua destra, attraversiamo un bel boschetto di abeti rossi e faggi. Ci fermiamo quindi ad ammirare il paesaggio alle nostre spalle, verso nord. Da qui la vista è bellissima e nella fotografia si possono scorgere, da sinistra a destra, le Crete Brusade (2322 m), il Creton di Clap Grande (2487 m, al centro) e la Cima di Rio Bianco (2400 m) sotto alla quale, con un binocolo, si può vedere il rif De Gasperi.


Questo è il momento della sosta tanto agognata: un po' di cioccolata, frutta secca, un bel the caldo sono quello che ci vuole in una giornata fredda ma splendidamente soleggiata.

La pausa di un quarto d'ora è suffciente perché Susy e Sonia avvertano i primi sintomi del freddo cosicché Max decide di riaprire la strada seguito a ruota da Gala e Nico.


Il paesaggio della valle, a dire il vero, non è poi così spettacolare, ma i due escursionisti che incontreremo più avanti giurano che la vista dalla casera Malìns è mozzafiato: peccato che noi dovremo rinunciare prima.
Ci consoliamo comunque con i dettagli delle architetture costruite dalla neve e dall'acqua ghiacciata ai margini del corso d'acqua.

Lungo la strada del ritorno (Max, Daniela, Flavio e Dario raggiungono quota 1400, gli altri un po' meno) apprezziamo la vista sulle cime che svettano sulla Val Pesarina: Cima Riobianco, Crete Brusade, Monte Siera.
Il grafico Garmin mostra che abbiamo percorso 8 chilometri e mezzo di sentiero con una escursione altimetrica di 496 metri in quasi 4 ore di marcia.

Cima di Rio Bianco

Monte Siera

Monte Siera 2443, Piccolo Siera 2430 (in centro) e Monte Creta Forata 2462

Cima di Rio Bianco e Monte Siera

Monte Paradana (1989 m)